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+ Un nuovo spazio d’arte contemporanea nel cuore di Digione.

Articoli – di Lucie Vuillerme – Giornale Le Bien Public – supplemento settimanale Quartier Libre – rubrica La vita delle arti – 4 > 10 marzo 2005 – n°227. p.24

Il nuovo spazio espositivo di Digione presenta gli ultimi lavori del fotografo John Batho sulla luce che cattura nella sua intimità più profonda.

Per la sua inaugurazione, la galleria Isselin crea l’evento ospitando un artista sia riconosciuto a livello internazionale, citato nelle storie della fotografia, che vive a Digione. John Batho, infatti, ha insegnato all’accademia di belle arti della città per dieci anni e continua a lavorarci parte del suo tempo.

Le opere presentate, una quindicina di stampe di grandi dimensioni, non sono le più facili, ma trasmettono la sensibilità e la precisione di un grande artista. Tuttavia, assumono un significato particolare all’interno di un percorso che ha portato John Batho nelle gallerie di tutto il mondo.

Nato nel 1939, John Batho è conosciuto soprattutto per il suo lavoro sul colore, al quale si è dedicato fin dal 1963 per trasmettere tutta l’intensità attraverso tecniche fotografiche. Le sue ricerche gli valgono nel 1977 il premio Kodak della critica fotografica. Nel 2001, il museo Nicéphore Nièpce di Châlon-sur-Saône ha organizzato una retrospettiva della sua opera, il cui interrogativo centrale, confessa l’artista, è: “Che cos’è la fotografia?”.

Così, dopo il festino colorato delle “Manèges” o degli “Parasols”, Batho è risalito “alla fonte”. Da anni, Batho cerca di cogliere la luce nella sua intimità più profonda. Per serie, intorno a elementi semplici, cattura le minime variazioni, affascinato dal fatto che può “rivelare e nascondere allo stesso tempo”.

Lo spazio ristretto della galleria Isselin si presta a questa osservazione ravvicinata. Vengono presentati tre temi cari al fotografo, rinnovati dall’uso di supporti inediti come l’altuglass e le lastre di vetro.

I “Papiers Lumière” catturano l’incidenza di un fascio luminoso su un foglio di carta, esaltandone la sensualità del grano o la chiarezza opalescente. Le “Surfaces”, attraverso un ingegnoso dispositivo, mettono in gioco acque piane e tremolanti e uno schermo bianco verticale. Uno strano confronto in cui la luce viene assorbita e rimbalza allo stesso tempo.

Le “Buées” fanno parte di una problematica antica, riattivata dalla recente scoperta di un materiale traslucido, successivamente fissato sotto vetro, che preserva la nitidezza dell’immagine. Nella sua precisione, la fotografia esalta la delicata pizzo del vapore acqueo attraversato dalla luce. L’idea di poter afferrare un vetro appannato e tenerlo per sé entusiasma particolarmente John Batho e i visitatori della galleria. “Lì, mi trovo molto più vicino al mio soggetto”, si rallegra il fotografo, tradendo l’esigenza di un lavoro di lunga durata che egli stesso definisce “musicale”, “interiore” e che qui compone un bel trittico.

Un NUOVO SPAZIO d’arte contemporanea nel cuore di Digione.

Cambiando sia il nome che l’indirizzo del loro spazio, Françoise e Olivier Isselin rompono definitivamente con la storia della galleria Gaston-Gérard, un’istituzione di Digione che avevano preso in mano alla fine del 1999 e che oggi si è “virtualizzata” su internet. Madre e figlio hanno quindi lasciato l’hotel particolare di Rue du Petit-Potet – con le sue pareti del XVII secolo intonacate a calce, dove facevano fatica a piantare un chiodo – per trasferirsi vicino agli antiquari e ai negozi di mobili di design, in Rue Auguste Comte.

La galleria d’arte si affaccia sulla strada, molto più animata, attraverso due grandi vetrate: Olivier Isselin ha voluto essere in diretto contatto con il grande pubblico, spesso disorientato dall’arte contemporanea. “È passando e ripassando davanti alle opere che possiamo comprenderle e, chissà, desiderare di acquistarne una”. Distinguendosi così da altri luoghi di Digione, meno accessibili, la galleria ambisce comunque a presentare artisti contemporanei di alto livello e a partecipare a fiere internazionali. Ne è testimonianza questa prima esposizione su John Batho, le cui stampe, sotto forma di pezzi unici, andranno poi ad arricchire la collezione e, come afferma Olivier Isselin con una certa fierezza, “non si troveranno né a Parigi né a Ginevra né a New York, ma a Digione”.


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